Guida clinica · Gastroenterologo Salerno

Epatite autoimmune.

L'epatite autoimmune (AIH) è una malattia cronica del fegato in cui il sistema immunitario attacca gli epatociti. Se riconosciuta precocemente e trattata correttamente, la maggior parte dei pazienti raggiunge la remissione e previene la progressione a cirrosi.

Cos'è l'epatite autoimmune

L'epatite autoimmune è una epatopatia cronica di origine autoimmune, caratterizzata da un'infiammazione epatica di interfaccia con infiltrato linfocitario e plasmacellulare. L'attivazione del sistema immunitario porta a danno epatocitario persistente, fibrosi e, potenzialmente, cirrosi se la terapia non viene instaurata tempestivamente.

La malattia è più frequente nelle donne giovani e adulte, ma può insorgere a qualsiasi età e anche nel sesso maschile. Spesso coesiste con altre malattie autoimmuni (tiroidite, celiachia, artrite reumatoide, sindrome di Sjögren), per cui è utile uno screening multidisciplinare.

Sintomi e presentazione clinica

Forme asintomatiche

  • • Scoperta occasionale
  • • Transaminasi elevate
  • • IgG sieriche aumentate
  • • Esame ecografico normale
  • • Follow-up periodico

Sintomi comuni

  • • Stanchezza e astenia
  • • Prurito
  • • Ittero (cuti e sclere)
  • • Dolore epigastrico
  • • Nausea e perdita di peso

Forme gravi

  • • Epatite acuta fulminante
  • • Coagulopatia
  • • Encefalopatia epatica
  • • Ascite
  • • Richiede ricovero urgente

Diagnosi

La diagnosi si basa su tre pilastri: esami ematici, autoanticorpi e biopsia epatica. Le transaminasi (ALT e AST) sono tipicamente elevate, spesso associate a ipergammaglobulinemia e IgG totali aumentate. Gli autoanticorpi più ricercati sono ANA, anti-SMA (muscolo liscio), anti-LKM1 (epatite di tipo 2) e anti-SLA/LP.

La biopsia epatica è fondamentale per confermare la diagnosi e valutare il grado di fibrosi. L'aspetto istologico caratteristico include epatite di interfaccia, infiltrato linfocitario-plasmacellulare, necrosi degli epatociti e formazione di rosette epatocitarie. Il punteggio semplificato dell'International Autoimmune Hepatitis Group (IAIHG) supporta la diagnosi differenziale.

Terapia e follow-up

  1. 1. Induzione della remissione

    Prednisone o prednisolone a dosi crescenti/decrescenti, eventualmente associato ad azatioprina per ridurre gli effetti collaterali dei corticosteroidi e mantenere la remissione. La normalizzazione delle transaminasi e delle IgG è l'obiettivo principale.

  2. 2. Mantenimento a lungo termine

    Azatioprina come terapia di mantenimento, eventualmente da sola o a basso dosaggio di prednisone. Il trattamento è generalmente protratto per anni, con monitoraggio periodico di funzionalità epatica, emocromo e IgG.

  3. 3. Terapie di seconda linea

    In caso di intolleranza all'azatioprina o mancata risposta, si possono utilizzare micofenolato mofetil, tacrolimus, ciclosporina o, nei casi refrattari, terapie biologiche in centri di riferimento specializzati.

  4. 4. Gestione della cirrosi

    Nei pazienti con fibrosi avanzata o cirrosi, è necessario lo screening per carcinoma epatocellulare (ecografia epatica e alfa-fetoproteina ogni 6 mesi), varici esofagee e ipertensione portale.

  5. 5. Sospensione controllata

    In alcuni pazienti con remissione biochimica e istologica duratura si può tentare una sospensione graduale dei farmaci, sempre sotto stretta sorveglianza, perché le recidive sono possibili.

  6. 6. Trapianto di fegato

    Riservato alle forme acute fulminanti o a cirrosi scompensate non rispondenti alla terapia medica. L'epatite autoimmune può recidivare dopo il trapianto, ma è generalmente gestibile con immunosoppressione.

Domande frequenti

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Sedi di ricevimento

Nota. I contenuti di questa pagina hanno finalità informative e non sostituiscono il rapporto diretto medico-paziente né il consulto con il proprio specialista di fiducia. In caso di sintomi persistenti o di allarme è raccomandata una valutazione clinica dedicata.