Emorroidi: comprendere, prevenire e curare.
Le emorroidi sono strutture vascolari fisiologiche del canale anale che, quando si dilatano e si infiammano, causano sintomi spesso fastidiosi e talora invalidanti. La malattia emorroidaria è una delle patologie proctologiche più frequenti, ma resta sotto-diagnosticata per imbarazzo. Questa guida nasce dall'esperienza clinica del Dott. Luigi Ruggiero, dirigente medico in Gastroenterologia con esperienza in endoscopia digestiva e valutazione proctologica a Salerno e Battipaglia.
Cosa sono le emorroidi
Le emorroidi sono cuscinetti vascolari presenti normalmente nel canale anale, che contribuiscono alla continenza fine. Si parla di malattia emorroidaria quando questi cuscinetti si dilatano, si infiammano o prolassano. Si distinguono emorroidi interne (sopra la linea dentata, indolenti ma sanguinanti) ed emorroidi esterne (sotto la linea dentata, sensibili al dolore, possono trombizzarsi).
Le emorroidi interne si classificano in quattro gradi: I grado (sanguinamento senza prolasso), II grado (prolasso che si riduce spontaneamente), III grado (prolasso che richiede riduzione manuale), IV grado (prolasso permanente, irriducibile).
Sintomi e segnali d'allarme
Sintomi tipici
- • Sanguinamento rosso vivo post-defecazione
- • Prurito e bruciore anale
- • Sensazione di peso/corpo estraneo
- • Prolasso durante la defecazione
Trombosi emorroidaria
- • Dolore acuto, intenso, continuo
- • Tumefazione bluastra esterna
- • Insorgenza improvvisa
- • Massimo nelle prime 48 ore
Segnali d'allarme
- • Sangue scuro o misto alle feci
- • Calo ponderale, anemia
- • Alterazioni dell'alvo persistenti
- • Età > 50 anni o familiarità
Questi quadri richiedono una colonscopia per escludere altre patologie del colon-retto, prima di attribuire i sintomi alle sole emorroidi.
Cause e fattori di rischio
I principali fattori di rischio sono la stipsi cronica con sforzo defecatorio, la diarrea cronica, la gravidanza e il parto, la sedentarietà, il sovrappeso, una dieta povera di fibre e liquidi, l'abuso di alcol e cibi piccanti, oltre alla predisposizione familiare.
L'aumento della pressione endoaddominale (sforzo, sollevamento pesi, tosse cronica) e le abitudini defecatorie scorrette (lunghi tempi sul wc, lettura prolungata) sono cofattori importanti nella progressione della malattia.
Terapia: dal conservativo al mininvasivo
La terapia è graduata in base allo stadio. L'obiettivo è il controllo dei sintomi, la riduzione del prolasso e la prevenzione delle recidive, privilegiando — quando possibile — le opzioni meno invasive.
- 1. Norme igienico-dietetiche
Aumento di fibre (25-30 g/die) e liquidi (1.5-2 L/die), attività fisica regolare, riduzione di alcol e cibi piccanti, igiene anale delicata e tempi brevi sul wc.
- 2. Terapia medica topica e sistemica
Pomate e supposte ad effetto antinfiammatorio, anestetico locale e cicatrizzante. Flebotonici per via orale (diosmina, esperidina) nelle fasi acute e croniche.
- 3. Trattamento della trombosi
Nelle prime 48-72 ore: incisione ed evacuazione del trombo in anestesia locale. Dopo le 72 ore: terapia conservativa con flebotonici, FANS e impacchi.
- 4. Procedure ambulatoriali
Legatura elastica per emorroidi di II-III grado, scleroterapia, fotocoagulazione a infrarossi. Procedure mininvasive con basso impatto e rapido recupero.
- 5. Chirurgia tradizionale e mininvasiva
Per emorroidi di III-IV grado: emorroidectomia secondo Milligan-Morgan, prolassectomia con stapler (THD/Longo) o legatura delle arterie emorroidarie ecoguidata.
- 6. Follow-up e prevenzione
Mantenimento delle norme dietetiche, controllo della stipsi, visite di controllo per prevenire recidive e identificare precocemente nuove patologie proctologiche.
Domande frequenti
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Riceve a Battipaglia e a Salerno. Costruiamo insieme un percorso diagnostico-terapeutico mirato con valutazione proctologica, anoscopia ed eventuale colonscopia per escludere altre patologie del colon-retto.
Nota. I contenuti di questa pagina hanno finalità informative e non sostituiscono il rapporto diretto medico-paziente né il consulto con il proprio specialista di fiducia. In caso di sintomi persistenti o di allarme è raccomandata una valutazione clinica dedicata.
