Disfagia: quando la deglutizione diventa un problema.
La disfagia è la difficoltà a deglutire cibi solidi, liquidi o entrambi. Non è una malattia ma un sintomo che richiede sempre un inquadramento specialistico, perché può nascondere condizioni molto diverse, dal reflusso gastro-esofageo all'esofagite eosinofila, fino ai disturbi motori e alle neoplasie. Questa guida nasce dall'esperienza clinica del Dott. Luigi Ruggiero, dirigente medico in Gastroenterologia con esperienza in endoscopia digestiva e manometria esofagea ad alta risoluzione a Salerno e Battipaglia.
Tipi di disfagia
Si distinguono due forme principali. La disfagia orofaringea riguarda la fase iniziale della deglutizione: il paziente fatica ad avviare il transito del bolo dalla bocca all'esofago e può presentare tosse, rigurgito nasale o episodi di inalazione. La disfagia esofagea compare invece dopo alcuni secondi dalla deglutizione, con la sensazione che il cibo si blocchi a livello retrosternale.
Una seconda distinzione fondamentale è tra disfagia meccanica (per ostacoli intrinseci o estrinseci come stenosi, anelli, neoplasie) e motoria (per alterazioni della peristalsi o del rilasciamento dello sfintere esofageo inferiore, come nell'acalasia).
Sintomi e segnali d'allarme
Sintomi tipici
- • Sensazione di blocco del cibo
- • Necessità di bere per deglutire
- • Rigurgito di cibo non digerito
- • Dolore retrosternale durante i pasti
Disfagia orofaringea
- • Tosse o soffocamento durante i pasti
- • Rigurgito nasale
- • Voce gorgogliante dopo aver bevuto
- • Polmoniti ricorrenti ab ingestis
Segnali d'allarme
- • Disfagia ingravescente per i solidi
- • Calo ponderale non intenzionale
- • Anemia sideropenica
- • Età > 50 anni, fumo, alcol
Questi quadri richiedono una gastroscopia in tempi brevi per escludere neoplasie esofagee.
Cause principali
Le cause della disfagia esofagea sono numerose. Le più frequenti includono la malattia da reflusso gastro-esofageo con stenosi peptica, l'esofagite eosinofila (sempre più diagnosticata nei giovani adulti), gli anelli di Schatzki e le membrane esofagee, i disturbi motori (acalasia, EGJ outflow obstruction, esofago ipercontrattile, motilità inefficace) e le neoplasie esofagee.
La disfagia orofaringea ha invece più spesso origine neurologica (esiti di ictus, malattia di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica, miastenia) o strutturale (diverticolo di Zenker, neoplasie ORL). In questi casi è indicata una valutazione multidisciplinare con foniatra e neurologo.
Terapia: percorso personalizzato
La terapia della disfagia dipende dalla causa identificata. L'obiettivo è ripristinare una deglutizione efficace e sicura, prevenire le complicanze nutrizionali e respiratorie e trattare la patologia di base.
- 1. Stenosi peptiche e anelli esofagei
Dilatazione endoscopica con sonde o palloncini, associata a terapia con inibitori di pompa protonica per controllare il reflusso e prevenire le recidive.
- 2. Esofagite eosinofila
Terapia con PPI ad alto dosaggio, corticosteroidi topici deglutiti (budesonide, fluticasone) e dieta di eliminazione mirata. Follow-up con biopsie esofagee.
- 3. Acalasia e disturbi motori
Dilatazione pneumatica endoscopica, miotomia di Heller laparoscopica o POEM (Per-Oral Endoscopic Myotomy) secondo il tipo di acalasia (classificazione di Chicago).
- 4. Neoplasie esofagee
Stadiazione con TC e ecoendoscopia, percorso multidisciplinare oncologico con chirurgia, chemio-radioterapia e — nelle forme avanzate — protesi esofagee endoscopiche.
- 5. Disfagia orofaringea
Riabilitazione logopedica, modifiche di consistenza dei cibi e posture deglutitorie. Nei casi gravi può rendersi necessaria una nutrizione enterale (PEG).
- 6. Follow-up clinico e strumentale
Controlli periodici per valutare la risposta alla terapia, l'eventuale comparsa di complicanze e — nei pazienti ad alto rischio — sorveglianza endoscopica programmata.
Domande frequenti
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Nota. I contenuti di questa pagina hanno finalità informative e non sostituiscono il rapporto diretto medico-paziente né il consulto con il proprio specialista di fiducia. In caso di sintomi persistenti o di allarme è raccomandata una valutazione clinica dedicata.
